Gravidanza: tra ormoni ed emozioni nasce il papà

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Nella quotidianità del mio lavoro sono a contatto con molte coppie, accompagnandole nel periodo dell’attesa e, subito dopo, nel nuovo ruolo genitoriale.
In punta di piedi, con rispetto e professionalità, sono testimone della formazione di nuove famiglie, della rinegoziazione di spazi, ruoli, tempi e dell’assunzione, pian piano ed in modo sempre più consapevole, della responsabilità di un figlio.

E’ una fase straordinaria, di trasformazione, ricca di cambiamenti ed emozioni contrastanti che i partner vivono in modo intenso.
Gioia, felicità, incredulità, ma anche paura, dubbi ed incertezza sono gli ingredienti che animano questo periodo.
Un bel mix di ormoni ed emozioni che traghettano i partner nel meraviglioso e complesso mondo della genitorialità.

Se fino ad un paio di generazioni fa medici e ricercatori ponevano l’attenzione esclusivamente sui cambiamenti femminili, oggi la situazione è decisamente cambiata. Se prima la gravidanza era un’esperienza esclusivamente materna, oggi il compagno ricopre il ruolo di “grande utero” contenitivo e protettivo verso la diade madre-figlio.

Non solo nella donna, ma anche nell’uomo, particolarmente coinvolto affettivamente ed emotivamente nella fase gestazionale, diversi studi hanno dimostrato variazioni ormonali.

Aumenta il livello di ossiticina, determinando un accrescimento della sensibilità; diminuisce il testosterone, provocando un abbassamento dell’aggressività e della pulsione sessuale.

La ricercatrice Helga Blazy ipotizza un aumento dell’estradiolo nel futuro papà, in cui si riproduce un clima ormonale simile a quello vissuto nell’utero materno, che facilita la comunicazione con il bambino prentale.

Irene Lichtwark è l’autrice di un lavoro sulla “sindrome della couvade”, ovvero sull’insorgenza di alcuni sintomi, tipici della gravidanza, che copliscono i futuri papà durante i nove mesi e spariscono dopo la nascita del bambino.

La spiegazione di questo fenomeno trova nel processo identificatorio tra i partner il motivo di tale situazione: l’empatia da parte dell’uomo renderebbe ancora più intima e condivisa l’esperienza della gravidanza.

Genitorialità condivisa

Il cambiamento ormonale è solo uno delle modificazioni che coinvolgono l’uomo. A differenza del proprio padre che riceveva un ruolo ben definito e tramandato da generazione in generazione, oggi emerge una nuova figura paterna, costruita e plasmata attraverso la relazione.

Fino ad ora i partner avevano costruito un’identità di coppia, negoziando sui vari aspetti della vita quotidiana, attuando un rapporto di reciprocità; adesso devono includere aspetti connessi alla genitorialità, continuando ad investire nella diade.

Ciò comporta il ripensamento e la ristrutturazione delle priorità e del tempo a disposizione per ciascun partner. Da questi cambiamenti non sono esclusi i rapporti con la propria famiglia di origine. Attraverso il cambiamento in atto, diventando papà, l’uomo ri-sperimenta la propria nascita e l’infanzia, sintonizzandosi con i bisogni del suo bambino.

Ecco che la paternità assume un ruolo fondamentale nel ciclo di vita di un uomo, che va incontro ad una crescita emotiva sostanziale che il semplice trascorrere degli anni non consente in egual misura. Ciò comporta, inevitabilmente, il confronto con il suo essere stato figlio e la relazione con il proprio padre.

Durante il lavoro in gruppo, le domande ricorrenti che ascolto sono: “Di che tipo di padre ha bisogno mio figlio?” “Cosa si aspetta la mia compagna da me?” “Cosa mi aspetto io da questo nuovo ruolo?” “Come cambierà il rapporto con la mia compagna?” “Cosa sono disposto a modificare di me stesso?”.

Dal desiderio della paternità, passando anche attraverso paure ed incerezze, si pongono le basi per una genitorialità condivisa dove l’uomo, oggi, cerca un ruolo di com-partecipazione, co-responsabilità come mai prima.

Il confronto, di queste emozioni e stati d’animo, all’interno della coppia, attraverso una comunicazione caratterizzata dall’ascolto reciproco, accogliente e non giudicante, getta le basi per la costruzione di questa genitorialità condivisa.

Non sempre è facile spiegare a parole i pensieri ed i nodi in gola che spesso ci assalgono. Forse per non spaventare l’altro, o per paura di non essere compresi evitiamo di condividere ciò che abbiamo nel cuore.

Così propongo alle coppie che frequentano i miei corsi di scrivere su un quaderno i pensieri, i momenti di gioia, ma anche le paure, i dubbi che hanno, per poi rileggere insieme le pagine più importanti.
Oppure lasciare all’altro la libertà di aggiungere le emozioni che vive.

Personalmente ritengo utile la possibilità di fermare su carta ciò che affolla la nostra mente ed il nostro cuore. In primo luogo perchè scrivendo, poniamo fuori da noi ciò che proviamo, riuscendo a focalizzarlo, quasi a dargli una forma. Inoltre, la lettura di ciò che scriviamo ci consente una più facile elaborazione del nostro vissuto.

Vorrei concludere ringraziando tutti i papà che ho incontrato durante questi anni di lavoro, per la pssibilità di avermi fatto crescere e mettere in discussione non solo come professionista, ma anche come donna, come compagna e come mamma.

Affermando che ciò che di più bello e significativo abbia fatto nella vita sono i miei bimbi, desiderati e voluti con il loro papà con il quale, quotidianamente, plasmiamo, tra gioie e tribolazioni, il nostro essere genitori.

Tiziana Runco

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