Le competenze del bambino prenatale: cosa riesce a fare? Cosa prova? Cosa sente?

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Le competenze del bambino prenatale

Cosa riesce a fare il bambino nel pancione?” “Cosa prova?” “Cosa sente?” Queste sono alcune domande che si pongono i genitori, durante l’attesa dei 9 mesi. In realtà, il bambino prenatale è già dotato della capacità di ricevere stimoli ed entrare in contatto con la sua mamma e l’ambiente circostante. Proprio questi stimoli sono fondamentali per il suo sviluppo cerebrale e psico-fisico.

Il bebè nel pancione è continuamente stimolato da suoni, rumori, voci, odori provenienti dalla cavità uterina e dal mondo esterno. Il liquido amniotico e la placenta sono i primi trasmettitori e conduttori delle stimolazioni che riceve. Il suono principale percepito nell’ambiente uterino è il battito cardiaco materno.

Lo studio di Murooka ha dimostrato che il piccolino memorizza questo suono e che, se registrato e riproposto alla nascita, ha funzione calmante. Un altro suono che il bambino riconosce sono le voci delle persone che, durante la gestazione sono state vicine alla mamma, come ad esempio eventuali fratelli, oltre al papà.

Durante le ultime ecografie, se il fratellino si avvicina al pancione chiamando il bebè, è possibile osservare ecograficamente come il piccino fluttui verso il bambino.

Lo sviluppo dei sensi

Il primo senso che si forma è il tatto. Intorno alla 7°-8° settimana di gestazione, la pelle è un organo già molto sviluppato; ad una minima stimolazione intorno alla bocca, una delle zone più ricche di ricettori cutanei, abbiamo una risposta di evitamento dello stimolo. Dalla 18° settimana di gestazione il piccino introduce il dito in bocca; giocherà con le manine, afferrandole ed esplorerà parti del suo corpicino. Giocherà con il cordone ombelicale anche se la mamma ancora non percepisce i suoi movimenti.

Un altro senso che si sviluppa precocemente è l’olfatto, organo di senso altamente specializzato nella comunicazione tra l’interno e l’esterno. Alla 12° settimana di gestazione sono presenti le papille gustative: introducendo una sostanza innocua ma amara nel liquido amniotico, gli ecografisti registrano delle vere e proprie smorfie facciali del bebè.

Tiziana Runcosviluppo_sensi

Sembra che il sapore del liquido amniotico possa influenzare i gusti futuri. Se, nel 3° trimestre, avviciniamo al pancione un oggetto profumato, come un fiore, il bambino prenatale ne percepirà l’odore.
Ci sono bebè che preferiscono odori rilassanti come la lavanda o l’arancia amara ed altri, quelli vitalizzanti come il mandarino.

Anche l’udito è un senso che si sviluppa presto. A 27 settimane, il bambino prenatale distingue un suono puro da un suono a banda larga. In questo stesso periodo, il piccolino reagisce a stimoli uditivi provenienti dall’esterno, con variazione della frequenza cardiaca e sussulti in seguito a suoni forti ed improvvisi. A 35 settimane, l’orientamento uditivo è simile a quello del neonato e, grazie all’ampia varietà di suoni “registrati” nell’utero materno, alla nascita avremo una “memoria” uditiva.

Prime esperienze

Ecco un esperimento interessante che può diventare un rituale quando il piccino nasce: il papà, tutte le sere, magari alla stessa ora, potrebbe leggere una breve fiaba, o cantare una ninna nanna della buona notte. Sarà sorprendente notare come, alla nascita, il piccolino la riconosca, tranquillizzandosi quando la ascolta.

L’ultimo senso a svilupparsi è la vista. A 18 settimane, il feto apre gli occhi, percependo il cosiddetto “crepuscolo uterino“, ovvero quella luce che dall’esterno filtra dall’utero materno. Puntando una luce forte sul pancione, il bebè reagirà con un sobbalzo.

A proposito di salti, è stato dimostrato, dopo ripetute esperienze, che il feto mostra una precisa attenzione e responsività nei giochi tattili con i genitori. Se battiamo 3 volte sul pancione con le dita, il piccolino risponderà con un pari numero di calcetti.

Tajani, il medico che ha dato un grande contributo alla conoscenza sul prenatale, afferma che la frequenza e la modalità del movimento del bambino nel pancione, sono così peculiari da consentire di individuare una personalità per ogni feto.

Il feto: individuo relazionale

Le conoscenze sullo sviluppo e sulle capacità sensoriali ci fanno comprendere come il bambino prenatale sia un individuo attivo, che inizia la scoperta di sé stesso e del mondo circostante già prima di passare nell’ambiente extrauterino, un essere con capacità relazionali.

Ecco che riuscire ad entrare in contatto con lui, conoscerlo, ascoltare i suoi bisogni, scoprire le sue capacità, consentirà a noi genitori di entrare da subito in relazione con il bimbo reale che abita la nostra pancia e già comunica con noi, manifestando le sue preferenze.

Metterci in ascolto del piccino ci aiuterà ad individuare anche i nostri bisogni, come singoli e come coppia, trasformandoci pian piano, in coppia genitoriale.

Tiziana Runco

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